Gli In Vino Veritas hanno un bel nome
e vengono dalla Lombardia. Ma ciò che interessa maggiormente è
che danno l'impressione di avere talmente tante di quelle idee che si fa fatica
ad inquadrarle tutte. E questa non è una qualità necessariamente
positiva, soprattutto se questo abbondante flusso compositivo non viene disciplinato
e calibrato in maniera intelligente.
Questo loro album autoprodotto ha la spocchia di essere una specie di 'bignami'
del rock (e non solo del rock!); ma il problema è che i risultati ottenuti
non sono certamente sempre degni di essere menzionati in un'eventuale raccolta
enciclopedica. L'inizio è affidato alla sguaiata "Bevi", un
pezzaccio punk-rock con tanto di rutto, alla fine del quale una voce in lontananza,
preoccupata poiché lungimirante, ammonisce: "Due minuti di divertimento
per vent'anni di rimorsi!". Eh già! Almeno loro si sono divertiti;
io un po' meno.
Ci propinano di tutto questi gli In Vino Veritas: da un glam-grunge selvaggio
e scapestrato in cui l'eyeliner si abbina alla barba incolta, tra T-Rex e Afterhours
(in "Uguale a ieri"), fino ad arrivare al delicato folk intimista
di un Tim Buckley (in "SublimAzione"). Continuando, citano i Led Zeppelin
in maniera smaccata ma elegante (tra "Rain song" e "That's the
way"); si richiamano poi a quel rock italiano robusto e sanguigno alla
Vasco Rossi, e addirittura evocano le atmosfere di un notturno di Chopin in
"Per e".
Assolutamente da buttare gli inutili e urticanti venti minuti di scomposto rumorismo
synth-etilico di "HarPeggio" (di cui andrebbe salvato solo il simpatico
titolo!).
In definitiva, l'anima più rock della band si dimostra troppo rozza e
fracassona, mentre nei momenti più delicati si riescono invece a raggiungere
vette di elevata raffinatezza ammaliante.
Depennerei la metà dei brani, per ottenere così un valido mini-album,
ma mi rendo conto che quelli non sarebbero più i 'veri' In Vino Veritas.
Rimane comunque difficile individuare la reale natura della band, la quale,
con questo disco senza infamia e senza lode, costituisce un piccolo, insondabile
mistero.